Garbanzo de Fuentesaúco Igp - Spagna

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Garbanzo de Fuentesaúco

I ceci di Fuentesaúco raggiunsero una certa popolarità nell’America di lingua ispanica. In particolare a Caracas, in Venezuela, era possibile trovare in alcune botteghe di alimentari sacchi con l’indicazione “Garbanzos de Fuentesaúco”. Non sorprende che questi ceci fossero conosciuti anche in Venezuela, dato il numero di abitanti della zona che emigrarono verso quel paese.

DOMANDA DI APPROVAZIONE DI UNA MODIFICA NON MINORE DEL DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DI UNA DENOMINAZIONE DI ORIGINE PROTETTA/DI UN’INDICAZIONE GEOGRAFICA PROTETTA

Domanda di approvazione di una modifica ai sensi dell’articolo 53, paragrafo 2, primo comma, del regolamento (UE) n. 1151/2012.

«Garbanzo de Fuentesaúco»

n. UE: PGI-ES-0264-AM02 — 07.02.2020

DOP ( ) IGP (X)

1.   Gruppo richiedente e interesse legittimo

Nome: Consejo Regulador de la Indicación Geográfica Protegida Garbanzo de Fuentesaúco

Indirizzo: Plaza Mayor 29, 49400 Fuentesaúco (Zamora)  Spagna

Telefono: +34 923228345

E-mail:gf@legumbresdecalidad.com

Il gruppo richiedente rappresenta gli interessi collettivi dei produttori e confezionatori del «Garbanzo de Fuentesaúco» ed è parte legittimamente interessata alla richiesta di modifica del disciplinare dell’indicazione geografica protetta (IGP) «Garbanzo de Fuentesaúco», nonché prima promotrice della tutela di tale prodotto.

2.   Stato membro o Paese Terzo

Spagna

3.   Voce del disciplinare interessata dalla modifica

Nome del prodotto

Descrizione del prodotto

Zona geografica

Prova dell’origine

Metodo di produzione

Legame

Etichettatura

Altro (organismo di controllo)

4.   Tipo di modifica

Modifica a un disciplinare di una DOP o IGP registrata da considerarsi non minore ai sensi dell’articolo 53, paragrafo 2, terzo comma, del regolamento (UE) n. 1151/2012.

Modifica a un disciplinare di una DOP o IGP registrata, per cui il documento unico (o documento equivalente) non è stato pubblicato, da considerarsi non minore ai sensi dell’articolo 53, paragrafo 2, terzo comma, del regolamento (UE) n. 1151/2012.

5.   Modifica (modifiche)

Modifica 1

Sezione «Descrizione del prodotto» alla voce «Caratteristiche fisico-chimiche»

Descrizione e motivazioni della modifica

L’intervallo di peso per 100 ceci secchi viene estesa a un limite lievemente inferiore, ossia da 40 grammi a 35 grammi. Tale modifica è dovuta all’attuale imprevedibilità delle condizioni meteorologiche. Nelle annate caratterizzate da scarse precipitazioni e temperature elevate le piante del cece sono sottoposte a condizioni di stress, e di conseguenza i ceci ottenuti sono più piccoli; ciò implica che 100 ceci non arrivino a pesare più di 35 grammi.

È stato tuttavia dimostrato che la dimensione non influisce su nessuna delle qualità organolettiche proprie del «Garbanzo de Fuentesaúco». Di fatto, la minore dimensione derivante da condizioni climatiche avverse comporta una maggiore capacità di reidratazione che, di fatto, migliora le qualità organolettiche.

Questa modifica riguarda il punto 4.2 del documento unico originario o documento equivalente.

La formulazione nell’attuale disciplinare

«Il peso di 100 ceci secchi dopo il condizionamento oscilla fra i 40 e i 50 grammi.»

è così modificata:

«Il peso di 100 ceci secchi dopo il condizionamento oscilla fra i 35 e i 50 grammi.»

Modifica 2

Sezione «Descrizione del prodotto»

Si sopprime il riferimento al decreto del 16 novembre 1983 recante approvazione della norma di qualità relativa a determinati legumi secchi confezionati (e decorticati) destinati al mercato interno, in quanto il documento unico non può contenere riferimenti ad altri documenti. Viene fornita ora una descrizione delle categorie interessate.

Questa modifica riguarda il punto 4.2 del documento unico originario o documento equivalente.

La formulazione nell’attuale disciplinare:

«Per tutti gli altri aspetti, i ceci devono rientrare nelle categorie commerciali “extra” o “I”, come stabilito nel decreto del 16 novembre 1983 recante approvazione della norma di qualità relativa a determinati legumi secchi confezionati (e decorticati) destinati al mercato interno, o in qualunque altra norma sostitutiva.»

è così modificata:

«Per tutti gli altri aspetti, i ceci devono rientrare nelle categorie commerciali “extra” o “I”.

I ceci secchi di categoria “extra” devono essere di qualità superiore e privi di difetti, salvo lievissime alterazioni superficiali che non devono pregiudicare l’aspetto esterno del prodotto né la sua qualità o la sua presentazione nell’imballaggio.

I ceci secchi di categoria “I” devono essere di buona qualità. Sono ammessi difetti lievi purché non pregiudichino l’aspetto esterno del prodotto né la sua qualità o la sua conservazione.«

Modifica 3

Sezione «Prova dell’origine«

Descrizione e motivazioni della modifica

Ogni riferimento all’autorizzazione o al controllo da parte del Consejo Regulador è rimosso, dato che le autorizzazioni sono state sostituite da autodichiarazioni e i controlli ufficiali sono ora effettuati dall’autorità competente.

Sono state inserite le disposizioni dell’articolo 4, paragrafo 2, del regolamento di esecuzione (UE) n. 668/2014 della Commissione.

Questa modifica riguarda il punto 4.4 del documento unico originario o documento equivalente.

La formulazione nell’attuale disciplinare:

Le procedure di controllo e certificazione garantiscono che il prodotto abbia origine nella zona geografica delimitata.

Le funzioni di monitoraggio e di controllo sul rispetto del presente disciplinare in termini di produzione, immagazzinaggio, confezionamento e qualità dei ceci sono espletate dal Consejo Regulador, tramite il comitato di certificazione, quale struttura responsabile secondo l’ultima versione della norma UNE-EN-45011.

Aspetti di cui tenere conto:

i ceci debbono provenire esclusivamente dalle parcelle iscritte, situate nella zona di produzione agricola in cui sono realizzate le pratiche colturali (descritte alla sezione E);

i ceci devono essere manipolati in depositi di immagazzinaggio nonché in impianti di confezionamento previamente iscritti nei registri del Consejo Regulador;

la spedizione dei ceci fra i diversi operatori dovrà essere accompagnata da una bolla di spedizione previamente rilasciata dal Consejo Regulador;

il Consejo Regulador procede periodicamente a controlli e verifiche, basati sulle ispezioni delle parcelle, dei magazzini e degli impianti di confezionamento, destinati a garantire il rispetto del metodo di ottenimento del prodotto, nonché al prelievo di campioni, alla realizzazione di prove sui prodotti e all’esame della documentazione.

saranno commercializzati con la garanzia di origine corroborata dall’etichettatura del Consejo Regulador soltanto i ceci che provengono dagli impianti di confezionamento che abbiano superato tutti i controlli previsti;

il numero di etichette o di controetichette fornite dal Consejo Regulador alle imprese di confezionamento dipende dal prodotto consegnato alle suddette aziende dall’agricoltore o dal magazziniere e dalla capienza delle confezioni nelle quali i ceci saranno commercializzati.

è così modificata:

Le procedure di controllo e certificazione garantiscono che il prodotto abbia origine nella zona geografica delimitata.

Aspetti di cui tenere conto:

i ceci devono provenire esclusivamente dalle parcelle registrate, situate nella zona di produzione agricola in cui sono realizzate le pratiche colturali (descritte alla sezione E);

i ceci devono essere manipolati in depositi di immagazzinamento e impianti di confezionamento previamente autorizzati;

la spedizione dei ceci fra i diversi operatori deve essere accompagnata da una bolla di spedizione;

verifiche e controlli devono essere effettuati periodicamente, per mezzo di ispezioni delle parcelle agricole, dei magazzini e degli impianti di confezionamento, con l’intento di garantire il rispetto del metodo di ottenimento del prodotto, nonché il prelievo di campioni, la realizzazione di prove sui prodotti e l’esame della documentazione;

possono essere commercializzati con la garanzia di origine certificata dal contrassegno identificativo dell’IGP soltanto i ceci che provengono da impianti di confezionamento che abbiano superato tutti i controlli previsti;

il numero di etichette o di controetichette rilasciate alle imprese incaricate del confezionamento dipende dalle quantità di prodotto consegnate dall’agricoltore o dal magazziniere e dalla capienza delle confezioni nelle quali i ceci sono poi commercializzati;

tutti gli operatori devono essere in grado di determinare:

a)

il fornitore, la quantità e l’origine di tutte le partite di ceci ricevute,

b)

il destinatario, la quantità e la destinazione di tutti i ceci etichettati;

c)

la correlazione fra ogni partita di ceci ricevuta, di cui alla lettera a), e ogni partita di ceci etichettata, di cui alla lettera b).

Modifica 4

Sezione «Metodo di produzione» in relazione alle parcelle agricole

Descrizione e motivazioni della modifica

Tra i tipi di suolo sono ora compresi anche i suoli a tessitura sabbiosa, che erano stati inclusi in base allo studio di sostegno iniziale e poi esclusi per errore; infatti, come stabilito alla sezione sul legame naturale, i suoli delle zone di coltivazione del cece sono originati da depositi quaternari caratterizzati da tipologie che comprendono anche terreni sabbiosi.

È rimosso invece il basso rapporto carbonio/azoto, in quanto non rilevante per questo tipo di suolo e poiché non influisce sulla qualità della coltura.

La densità di impianto è stata ridotta a 70 chilogrammi per ettaro poiché i macchinari attualmente disponibili sul mercato consentono una densità inferiore senza che la produzione dei ceci ne risenta negativamente.

Il riferimento a rese normali comprese tra 600 e 800 chilogrammi per ettaro è cancellato. Le quantità possono essere maggiori o minori a seconda delle condizioni meteorologiche che si verificano durante la stagione di coltivazione, e le rese variano quindi sensibilmente da un anno all’altro.

Questa modifica riguarda il punto 4.5 del documento unico originario o documento equivalente.

La formulazione nell’attuale disciplinare:

«Parcelle agricole

I ceci devono essere coltivati in parcelle agricole situate nella zona di produzione agricola delimitata.

I terreni di coltura devono essere profondi, avere un buon drenaggio, presentare tessitura compatta o compatta ed argillosa, pH acido, neutro o leggermente alcalino, medio o basso tenore di calcio assimilabile, basso rapporto carbonio/azoto e grado di salinità scarsissimo o nullo.

I semi destinati alla semina devono essere ceci dell’ecotipo Fuentesaúco, oppure varietà commerciali ottenibili in futuro dallo stesso ecotipo; la semina deve avvenire mediante spargimento di una quantità di semi compresa tra 100 e 150 chilogrammi per ettaro, a seconda della dimensione dei semi, del tipo di terreno e delle condizioni di germinazione.

Il cece si coltiva in alternanza con altre colture evitando sempre di seminare la stessa varietà in campagne consecutive.

I concimi organici, se usati nelle parcelle, vanno applicati alle colture antecedenti la semina dei ceci, in modo da ottenere un’adeguata mineralizzazione del suolo.

Se sono impiegati concimi minerali, questi devono essere distribuiti nel terreno prima della semina. Essendo il cece un legume capace di servirsi efficientemente dell’azoto presente in atmosfera, non si applicano in genere concimi contenenti azoto. Le applicazioni di fosforo e potassio devono essere contenute a fronte delle basse percentuali di rimozione rilevate in questo tipo di coltura.

Considerato che i metodi di coltivazione sono concepiti in modo da prevenire la proliferazione di eventuali parassiti o malattie che potrebbero colpire la pianta del cece, l’uso di trattamenti fitosanitari è ammesso unicamente in circostanze eccezionali.

La raccolta si effettua quando sia le piante coltivate che le erbacce sono completamente secche, onde evitare la pigmentazione dei ceci. I valori di resa normale oscillano tra 600 e 800 chilogrammi per ettaro.»

è così modificata:

«Parcelle agricole

I ceci devono essere coltivati in parcelle agricole situate nella zona di produzione agricola delimitata.

I terreni di coltura delle parcelle devono essere profondi, avere un buon drenaggio, presentare tessitura sabbiosa, franca o franco-sabbiosa, pH acido, neutro o leggermente basico, medio o basso tenore di calcio assimilabile e grado di salinità scarsissimo o nullo.

I semi destinati alla semina devono essere ceci dell’ecotipo Fuentesaúco, oppure varietà commerciali ottenibili in futuro dallo stesso ecotipo; la semina deve avvenire mediante spargimento di una quantità di semi compresa tra 70 e 150 chilogrammi per ettaro, a seconda della dimensione dei semi, del tipo di terreno e delle condizioni di germinazione.

Il cece si coltiva in alternanza con altre colture evitando sempre di seminare la stessa varietà in campagne consecutive.

I concimi organici, se usati nelle parcelle, vanno applicati alle colture antecedenti la semina dei ceci, in modo da ottenere un’adeguata mineralizzazione del suolo.

Se sono impiegati concimi minerali, questi devono essere distribuiti nel terreno prima della semina. Essendo il cece un legume capace di servirsi efficientemente dell’azoto presente in atmosfera, non si applicano in genere concimi contenenti azoto. Le applicazioni di fosforo e potassio devono essere contenute a fronte delle basse percentuali di rimozione rilevate in questo tipo di coltura.

Considerato che i metodi di coltivazione sono concepiti in modo da prevenire la proliferazione di eventuali parassiti o malattie che potrebbero colpire la pianta del cece, l’uso di trattamenti fitosanitari è ammesso unicamente in circostanze eccezionali.

La raccolta si effettua quando sia le piante coltivate che le erbacce sono completamente secche, onde evitare la pigmentazione dei ceci.»

Modifica 5

Sezione «Metodo di produzione» in relazione agli impianti di confezionamento

Viene introdotta l’opzione del confezionamento manuale. Il disciplinare stabilisce che i ceci siano manipolati mediante l’uso di apparecchiature misuratrici meccanizzate o semimeccanizzate, precludendo quindi la possibilità del confezionamento manuale. Questo tipo di confezionamento viene inserito per non contribuire a una restrizione dell’attività di piccole aziende nelle quali si preferisce, o si è costretti, a confezionare manualmente.

Ogni riferimento all’autorizzazione o al controllo da parte del Consejo Regulador è rimosso, dato che le autorizzazioni sono state sostituite da autodichiarazioni e i controlli ufficiali sono ora effettuati dall’autorità competente.

Questa modifica riguarda il punto 4.5 del documento unico originario o documento equivalente.

La formulazione nell’attuale disciplinare:

“Impianti di confezionamento

Negli impianti di confezionamento registrati i ceci vanno sottoposti ai processi descritti in appresso secondo l’ordine seguente:

controllo di qualità della materia prima inteso a garantire le caratteristiche di cui alla sezione B “Descrizione del prodotto” nonché l’uniformità delle varie partite;

mondatura dei ceci e rimozione di corpi estranei mediante setacciatura e trattamento con flusso d’aria;

cernita del prodotto con eventuale scarto dei ceci che presentano difetti o imperfezioni o che sono troppo piccoli;

calibratura e classificazione per dimensione;

confezionamento dei ceci secchi mediante l’uso di apparecchiature misuratrici meccanizzate o semi-meccanizzate;

controllo finale della qualità per garantire l’assenza di difetti nella merce confezionata e la conformità del prodotto alle tolleranze applicabili;

etichettatura: apposizione delle etichette identificative o delle controetichette rilasciate dal Consejo Regulador.

I ceci secchi devono essere immessi sul mercato entro il mese di settembre del secondo anno successivo alla data del raccolto.”

è così modificata:

«Impianti di confezionamento

Negli impianti di confezionamento registrati i ceci vanno sottoposti ai processi descritti in appresso secondo l’ordine seguente:

controllo di qualità della materia prima inteso a garantire le caratteristiche di cui alla sezione B “Descrizione del prodotto” nonché l’uniformità delle varie partite;

mondatura dei ceci e rimozione di corpi estranei mediante setacciatura e trattamento con flusso d’aria;

cernita del prodotto con eventuale scarto dei ceci che presentano difetti o imperfezioni o che sono troppo piccoli;

calibratura e classificazione per dimensione;

confezionamento dei ceci secchi mediante l’uso di apparecchiature misuratrici manuali, meccanizzate o semi-meccanizzate;

controllo finale della qualità per garantire l’assenza di difetti nella merce confezionata e la conformità del prodotto alle tolleranze applicabili;

etichettatura: aggiunta delle etichette identificative o delle controetichette.

I ceci secchi devono essere immessi sul mercato entro il mese di settembre del secondo anno successivo alla data del raccolto.»

Modifica 6

Sezione “Organismo di controllo”

Descrizione e motivazioni della modifica

L’organismo di controllo è ora l’Instituto Tecnológico Agrario de Castilla y León, in veste di autorità competente.

Questa modifica riguarda il punto 4.7 del documento unico originario o documento equivalente.

La formulazione nell’attuale disciplinare:

“Nome: Consejo Regulador de la Indicación Geográfica Protegida Garbanzo de Fuentesaúco

Indirizzo: Paseo del Cementerio s/n. Convento Monjas E-49400 Fuentesaúco (Zamora) Spagna

Telefono: + 34 923228345

Fax: + 34 923228345

E-mail:info@legumbresdecalidad.com

L’organismo di controllo dell’indicazione di origine protetta Garbanzo de Fuentesaúco rispetta la norma EN 45011 del 1998.”

è così modificata:

«Instituto Tecnológico Agrario de Castilla y León

Ctra. de Burgos km 119. Finca Zamadueñas

47071 Valladolid – Spagna

Telefono: +34 983412034

Fax: +34 983412040

E-mail:controloficial@itacyl.es

La verifica del rispetto delle condizioni descritte nel presente disciplinare dell’indicazione geografica protetta “Garbanzo de Fuentesaúco” spetta all’Instituto Tecnològico Agrario de Castilla y León, attraverso la sua sottodirezione per la qualità e la promozione degli alimenti, in conformità dell’articolo 139 della legge n. 1/2014, del 19 marzo 2014, in materia di agricoltura nella regione di Castilla y León.»

Modifica 7

Sezione «Etichettatura”

Viene specificato il contenuto dell’etichettatura obbligatoria ed è introdotto il logo dell’IGP, che non compare nel disciplinare in vigore.

Ogni riferimento all’autorizzazione o al controllo da parte del Consejo Regulador è rimosso, dato che le autorizzazioni sono state sostituite da autodichiarazioni e i controlli ufficiali sono ora effettuati dall’autorità competente.

Sono eliminati i riferimenti all’etichettatura di prodotti che utilizzano come ingredienti prodotti IGP; non è infatti necessario introdurre tali elementi nella sezione sull’etichettatura poiché già esistono orientamenti della Commissione sull’argomento (GU C 341 del 16.12.2010, pag. 3).

Il testo è riformulato per esigenze di maggiore chiarezza.

Questa modifica riguarda il punto 4.8 del documento unico originario o documento equivalente.

La formulazione nell’attuale disciplinare:

«Nelle etichette apposte sulle confezioni del “Garbanzo de Fuentesaúco” deve obbligatoriamente figurare la dicitura “Indicación Geográfica Protegida Garbanzo de Fuentesaúco”, corredata del logotipo del Consejo Regulador.

Tale marcatura dell’impresa di confezionamento deve essere munita della controetichetta di identificazione rilasciata dal Consejo Regulador.

Le controetichette devono contenere una chiave alfanumerica che consenta di garantire la tracciabilità; esse dovranno essere incollate sul punto della confezione stabilito dal Consejo Regulador nel suo manuale di qualità e in modo tale da non poter essere riutilizzate.

Nello stesso manuale di qualità vanno definite a cura del Consejo Regulador le norme da osservare in merito al logo IGP e alla sua posizione sulla confezione.

I prodotti per la cui preparazione è utilizzato il prodotto IGP “Garbanzo de Fuentesaúco”, anche a seguito di processi di elaborazione e di trasformazione, possono essere immessi al consumo in confezioni recanti il riferimento alla suddetta IGP e il logo IGP, senza l’apposizione del simbolo grafico comunitario, a condizione che:

il prodotto IGP “Garbanzo de Fuentesaúco”, certificato come tale, costituisca il componente esclusivo della corrispondente categoria di prodotti;

i fabbricanti o trasformatori interessati siano autorizzati dal Consejo Regulador e da quest’ultimo iscritti nel corrispondente registro di controllo previsto a questo effetto; il Consejo Regulador assicurerà altresì il corretto uso della denominazione protetta.

Se il prodotto elaborato non è fabbricato esclusivamente con il prodotto IGP “Garbanzo de Fuentesaúco”, la denominazione protetta potrà essere menzionata unicamente nell’elenco degli ingredienti del prodotto che lo contiene o che deriva dalla trasformazione o dall’elaborazione.»

è così modificata:

«Ogni confezione nella quale i ceci sono distribuiti al consumo deve recare una controetichetta numerata in cui figuri il simbolo grafico IGP dell’UE e il nome “Garbanzo de Fuentesaúco” unitamente al logo specifico dell’IGP.

Le etichette sono apposte dall’impresa che effettua il confezionamento in modo da non poter essere riutilizzate.

Il logo dell’indicazione geografica protetta è il seguente:

Garbanzo de Fuentesaúco

».

Modifica 8

Sezione «Legame con la zona geografica»

La sezione relativa al legame con la zona geografica è riformulata in modo da fornire una spiegazione più approfondita e chiara del legame causale, ma il legame non è stato sostanzialmente modificato. Il nuovo testo offre una descrizione precisa dei fattori naturali, del suolo e delle condizioni climatiche, nonché dei fattori umani e delle competenze locali che caratterizzano la zona geografica e che conferiscono al prodotto le sue peculiarità specifiche.

Sono soppressi due paragrafi che non fornivano alcuna informazione sul legame (il paragrafo 1 e l’ultima frase del paragrafo sull’ecotipo Fuentesaúco).

Si aggiunge un nuovo paragrafo iniziale per definire la base su cui è fondato il legame.

Sono inseriti altri tre paragrafi per aggiornare e migliorare il testo, nei quali si forniscono anche informazioni su premi e riconoscimenti in merito alla qualità del «Garbanzo de Fuentesaúco» nonché riferimenti al prodotto diffusi attraverso i media e riportati in libri e ricettari.

Questa modifica riguarda il punto 4.6 del documento unico originario o documento equivalente.

Testo rimosso dal disciplinare:

il primo paragrafo relativo al legame:

«Il cece è un legume coltivato sin dall’antichità nelle terre che si affacciano sul Mediterraneo orientale e in Mesopotamia. Sembra che i ceci siano giunti in Spagna, e più in particolare nella regione di Castilla y León, con i coloni romani. La coltivazione di questo legume è proseguita durante il regno dei Visigoti e ha visto la sua espansione sotto la dominazione dei Mori.»

e l’ultima frase alla voce «L’ecotipo Fuentesaúco»:

« L’Instituto Tecnológico Agrario de Castilla y León ha già selezionato due ceppi di tale ecotipo, che saranno a breve registrati e ceduti in vendita agli agricoltori.»

La sezione sul legame è stata così riformulata:

«Il legame tra i ceci e la zona geografica si fonda sulla reputazione e notorietà del prodotto, che derivano dall’elevata qualità dell’ecotipo locale e dalla lunga tradizione della coltura del cece in questa zona, dove gli agricoltori locali conoscono tutto ciò che c’è da sapere sulle migliori tecniche e sulla scelta del terreno più adatto.

Le prime testimonianze scritte sulla coltura del cece nel comune di Fuentesaúco risalgono al XVI secolo. Nel 1569 furono emanate a Fuentesaúco ordinanze municipali che vietavano l’introduzione di ceci che non provenissero dalla stessa Fuentesaúco: poiché i ceci sono un’attività e una risorsa proprie di questa città, si ordina che nessun abitante della città o dimorante altrove possa portare ceci fuori da questa città, per proprio conto o per conto altrui. Nel farlo incorrerà nella punizione della confisca, a meno che i ceci non siano necessari per la semina e che per questo il consiglio abbia concesso l’autorizzazione. Questa misura protezionistica fu ratificata dal re Felipe II il 22 novembre 1571.

Il 18 novembre 1612 il re Felipe III istituì il titolo di Conte de la Fuente de Saúco che egli stesso conferì a Pedro de Deza, il quale, consapevole della qualità inimitabile dei ceci di Fuentesaúco ne fece omaggio a Francisco de Quevedo y Villegas. Il noto scrittore ha fatto riferimento a quel dono in una lettera inviata a Sancho Sandoval il 16 gennaio 1639: “Il conte de la Fuente de Saúco mi ha appena inviato in dono i ceci delle sue proprietà, sapendo che li preferisco a ogni altra prelibatezza. Ve ne invio una certa quantità. Questi ceci sono conosciuti in tutto il mondo giacché ingrossano alla cottura e sono molto teneri, e perché non se ne trovano di eguali in nessun altro luogo. Se decidessi in base al mio stomaco, non li cambierei con altrettante perle di pari dimensioni (...)”.

La notorietà dei ceci divenne più ampia quando gli agricoltori iniziarono a portare questi legumi, insieme ad altri prodotti, alla Feria de Los Santos e al mercato istituito dal re Carlos III (1716-1788) che si teneva regolarmente ogni martedì. Risale a quel periodo anche la comparsa del detto: “el buen garbanzo y el buen ladrón de Fuentesaúco son” (Fuentesaúco ha buoni ceci e ladri scaltri). I ceci venduti in città, che erano così tanto apprezzati, provenivano senza dubbio anche da altri villaggi dei dintorni.

Nel registro catastale del marchese de la Ensenada, compilato nel 1752, sono menzionati i ceci prodotti a Fuentesaúco, e vi si citano le quantità di semi usate, la produzione e il prezzo di vendita.

I ceci di Fuentesaúco raggiunsero una certa popolarità nell’America di lingua ispanica. In particolare a Caracas, in Venezuela, era possibile trovare in alcune botteghe di alimentari sacchi con l’indicazione “Garbanzos de Fuentesaúco”. Non sorprende che questi ceci fossero conosciuti anche in Venezuela, dato il numero di abitanti della zona che emigrarono verso quel paese.

Madoz, nel suo dizionario di statistica del 1845, dice di Fuentesaúco: “qui si producono i ceci tanto famosi ovunque, sebbene i ceci prodotti in alcuni altri villaggi siano altrettanto buoni”, riferendosi quindi al fatto che i ceci prodotti nell’intera zona erano divenuti famosi come “ceci di Fuentesaúco”.

Un riferimento a questi ceci è presente anche nell’opera Episodios Nacionales dello scrittore Benito Pérez Galdós.

Il “Garbanzo de Fuentesaúco” ha ottenuto premi per la sua eccellenza e qualità elevata in una serie di occasioni. Si possono citare ad esempio la medaglia ricevuta a Madrid in occasione dell’Esposizione dell’agricoltura del 1857, nonché il diploma d’onore ottenuto durante la grande esposizione che si tenne a Siviglia all’inizio del XX secolo.

Altri riconoscimenti più recenti confermano ulteriormente le qualità del prodotto, ad esempio: il premio assegnato ai ceci di Fuentesaúco accompagnati al merluzzo quale miglior prodotto artigianale in scatola della regione di Castilla y León nel 2014; il premio dedicato all’agricoltura biologica della Castilla y León riconosciuto ai ceci biologici di Fuentesaúco nel 2015; il “Premio mundo rural” alla IGP “Garbanzo de Fuentesaúco” assegnato dalla Cassa rurale di Zamora nel 2016, e il riconoscimento nell’ambito del premio assegnato ai legumi prodotti nella regione di Castilla y León quale “miglior alimento”regionale, su iniziativa del quotidiano El Norte de Castilla nel 2017.

Nella letteratura del XX secolo i riferimenti al cece di Fuentesaúco sono piuttosto frequenti. Il premio Nobel per la letteratura Camilo José Cela, nel suo romanzo Judíos, Moros y Cristianos, ha scritto:

“Fuentesaúco de Fuentidueña, nella provincia di Segovia, non è quel Fuentesaúco famoso per i suoi ceci, sebbene i ceci siano coltivati anche lì. Il Fuentesaúco noto per i suoi ceci si trova nella provincia di Zamora”.

Il “Garbanzo de Fuentesaúco” è rinomato in tutto il mondo ed è nominato sovente dai mezzi di comunicazione, anche quando l’argomento principale trattato non riguarda la gastronomia. Ad esempio, nella rivista Hoja del Mar del primo trimestre del 1979, pubblicata in Spagna a cura dell’Istituto di previdenza sociale della Marina, si legge:

“Vicino a Cartagena esisteva un villaggio il cui nome, fino al secolo passato, era Garbanzal [...]. La cosa curiosa è che i ceci migliori non provengono dalla Murcia bensì dalla Castiglia, e i più famosi sono i ceci di Fuentesaúco”.

Numerosi sono i riferimenti diffusi attraverso i media, quali: giornali locali e regionali, stampa specializzata (titoli come Origen, Viajar, España Gastronomica, Verema ecc.); notiziari trasmessi dalla televisione locale e nazionale e dalla radio e numerosi siti web (robinfoodtv, canal cocina, planeta en conserva, te ayudo a cocinar e altri). I ceci compaiono anche nei libri di cucina e nelle riviste di gastronomia quali ad esempio Las legumbres de Castilla y León en la gastronomía del siglo XXI e Legumbres españolas con garantía de calidad y origen reconocida por la UE, pubblicate dal governo spagnolo.

Nei circoli culinari il nome ‘Garbanzo de Fuentesaúco’ è sempre sinonimo di qualità superiore rispetto a qualsiasi nome riferito ad altri ceci. Nel supplemento al quotidiano El País della prima settimana di febbraio del 1989 era pubblicato un articolo del giornalista Carlos Delgado, dal titolo Al amor de la Lumbre, che prendeva in esame la storia del cocido (stufato tradizionale spagnolo) fornendo anche una serie di ricette, in cui l’autore scrive: “e se i ceci sono di Fuentesaúco, tanto meglio (...)”.

L’uso tradizionale dei ceci nella preparazione di un’ampia gamma di piatti è riproposto dalle ricette di rinomati chef come Antonio González del ristorante El Rincón de Antonio o come Pedro e Oscar del ristorante El Ermitaño, ed è risaputo che persino il maestro pasticciere Justo Almendrote si avvalga dei ceci per le sue creazioni di pasticceria, valorizzando al meglio la versatilità del prodotto.

Legame naturale

Le proprietà del cece di Fuentesaúco sono legate alle caratteristiche pedologiche e climatiche della zona di produzione, così come all’ecotipo che vi si coltiva.

Clima

Gli inverni sono lunghi e freddi con frequenti gelate, il che agevola un controllo naturale dei parassiti e delle malattie che colpiscono le piantine.

A maggio e giugno, durante la fase di maggior sviluppo della coltura, la temperatura massima media è di circa 26 °C e la minima media è pari a circa 11 °C.

A queste temperature le piante producono carboidrati e proteine e le trasferiscono ai semi in maniera lenta. Durante la notte, anche l’attività respiratoria delle piante è rallentata a causa del calo di temperatura. Questi fattori hanno un’influenza diretta sulle caratteristiche organolettiche dell’endosperma.

Le precipitazioni invernali sono abbondanti, consentendo l’accumulo nel suolo di riserve idriche. Nei mesi di aprile, maggio e giugno, durante i quali si produce lo sviluppo della coltura, le precipitazioni medie sono scarse e si situano intorno ai 45 l/m2 mensili.

A luglio, durante la maturazione del cece, si registra una pluviometria media pari a circa 17 l/m2. Lo sviluppo della coltura e la maturazione dei ceci avvengono quindi in condizioni di precipitazioni scarse, per le quali la pianta deve attingere alle riserve idriche del terreno, e tutti questi fattori incidono in modo diretto sulle caratteristiche organolettiche dei ceci.

Geologia

I terreni della zona di coltivazione sono originati da depositi dell’età quaternaria formati da suoli sabbiosi profondi, con buon drenaggio e un basso tenore di materia organica, che caratterizzano primariamente l’area oggetto dello studio.

Procedendo verso est nella stessa zona, il suolo varia sensibilmente sotto l’aspetto litologico presentando materiali argillosi; a nord-est si rilevano invece suoli franchi, argillosi e limosi, mentre verso ovest compaiono sedimenti granitici.

Appare pertanto evidente, in considerazione dello studio geomorfologico eseguito, che la zona presenti caratteristiche geologiche distintive che, combinate alle condizioni climatiche, ne determinano la peculiarità rispetto alle aree circostanti.

Suoli

La zona geografica delimitata comprende vaste superfici di suolo profondo, con buon drenaggio e consistenza sabbiosa franca o franco sabbiosa, pH acido o leggermente basico, medio o basso tenore di calcio assimilabile e grado di salinità scarso o nullo. La natura di questi terreni conferisce ai ceci caratteristiche specifiche, in particolare le peculiarità riguardanti la loro buccia sottile, la grande capacità di assorbimento dell’acqua e la consistenza pastosa.

L’ecotipo Fuentesaúco

La coltivazione della varietà macrocarpum dei semi di cece Cicer arietinum L. nella zona geografica delimitata nel corso di innumerevoli generazioni di agricoltori ha dato origine all’ecotipo locale Fuentesaúco, non impegnativo ma poco produttivo, che rappresenta il più alto grado di adattamento alla zona di produzione. Questo seme rappresenta un patrimonio genetico di grande valore, contenendo il gene che garantisce la resistenza ai parassiti e alle malattie predominanti nella zona.

Fattori umani

Gli agricoltori orientano le loro pratiche di coltivazione principalmente alla produzione di ceci di qualità, lasciando l’obiettivo della produttività in secondo piano, e sono in grado, grazie all’esperienza acquisita nell’arco di moltissime generazioni, di individuare le parcelle agricole più adatte allo scopo. Evitano inoltre di mescolare partite diverse, garantendo in tal modo un prodotto uniforme largamente apprezzato dai consumatori.»

DOCUMENTO UNICO

«Garbanzo de Fuentesaúco»

n. UE: PGI-ES-0264-AM02 — 07.02.2020

DOP ( ) IGP (X)

1.   Nome [della DOP o IGP]

«Garbanzo de Fuentesaúco»

2.   Stato membro o Paese Terzo

Spagna

3.   Descrizione del prodotto agricolo o alimentare

3.1.   Tipo di prodotto

Classe 1.6. Ortofrutticoli e cereali, allo stato naturale o trasformati

3.2.   Descrizione del prodotto a cui si applica il nome di cui al punto 1

Il prodotto che beneficia dell’indicazione geografica protetta è costituito dai semi di cece della specie Cicer arietinum L., varietà macrocarpum, ecotipo Fuentesaúco, destinato al consumo umano. Il legume è immesso sul mercato confezionato e sotto forma di legume secco.

L’ecotipo Fuentesaúco comprende un gruppo di individui le cui caratteristiche genetiche sono identiche a quelle della varietà di appartenenza ma che si sono adattati alla natura del luogo in cui crescono, avendo sviluppato specificità fisiologiche e morfologiche prodotte dall’ambiente circostante; questo è il motivo per cui assumono il nome della zona geografica di origine.

Tali individui rappresentano il grado più elevato di adattamento alla zona in cui sono coltivati, richiedono un impegno contenuto ma offrono una produttività non elevata.

Per beneficiare dell’indicazione geografica, i ceci devono presentare le caratteristiche descritte di seguito.

Caratteristiche morfologiche:

buccia interna rugosa, priva di imperfezioni; punta curva e pronunciata.

Caratteristiche fisico-chimiche:

il peso di 100 ceci dopo il condizionamento è compreso tra i 35 e i 50 grammi;

la capacità di assorbimento di acqua distillata, a 25 °C per 10 ore, è superiore al 100 %.

Caratteristiche organolettiche:

Dopo una cottura adeguata, fino al punto da consentire un consumo ottimale, l’endosperma dei ceci dovrebbe risultare pastoso e poco granuloso, la buccia è tenera e almeno l’85 % dei ceci deve rimanere intatto mantenendo, allo stesso tempo, l’aderenza della buccia. Il sapore è sempre gradevole. Il colore è un misto di giallo, bianco e marrone, con tonalità color crema o sfumature più tenui.

Per tutti gli altri aspetti, i ceci devono rientrare nelle categorie commerciali «extra» o «I».

I ceci secchi di categoria «extra» devono essere di qualità superiore e privi di difetti, salvo lievissime alterazioni superficiali che non devono pregiudicare l’aspetto esterno del prodotto né la sua qualità o la sua presentazione nell’imballaggio.

I ceci secchi di categoria «I» devono essere di buona qualità. Sono ammessi difetti lievi purché non pregiudichino l’aspetto esterno del prodotto né la sua qualità o la sua conservazione.

3.3.   Mangimi (solo per i prodotti di origine animale) e materie prime (solo per i prodotti trasformati)

3.4.   Fasi specifiche della produzione che devono avere luogo nella zona geografica delimitata

I ceci sono coltivati nella zona geografica delimitata.

3.5.   Norme specifiche in materia di affettatura, grattugiatura, confezionamento ecc. del prodotto cui si riferisce il nome registrato

I ceci a indicazione geografica protetta non possono essere immessi sul mercato in forma di prodotto sfuso.

3.6.   Norme specifiche in materia di etichettatura del prodotto cui si riferisce il nome registrato

Ogni confezione nella quale i ceci sono distribuiti al consumo deve recare una controetichetta numerata in cui figuri il simbolo grafico IGP dell’UE e il nome «Garbanzo de Fuentesaúco», insieme al logo specifico dell’IGP.

Le etichette sono apposte dall’impresa che effettua il confezionamento in modo da non poter essere riutilizzate.

Il logo dell’indicazione geografica protetta «Garbanzo de Fuentesaúco» è il seguente:

Garbanzo de Fuentesaúco

4.   Definizione concisa della zona geografica

La zona geografica di coltivazione dei ceci si estende su una superficie di 687 km2 e comprende la comarca (comprensorio amministrativo) La Guareña, situata all’estremo sud-orientale della provincia di Zamora. È delimitata a nord dalla comarca Duero Bajo e a ovest da quella di Tierra del Vino, entrambe comprese nella provincia di Zamora. Confina a sud con la comarca La Armuña situata nella provincia di Salamanca.

Comprende i seguenti comuni situati nella provincia di Zamora:

Argujillo, La Bóveda de Toro, Cañizal, Castrillo de la Guareña, El Cubo de Tierra del Vino, Cuelgamures, Fuentelapeña, Fuentesaúco, Fuentespreadas, Gema, Guarrate, El Maderal, El Pego, El Piñero, San Miguel de la Ribera, Santa Clara de Avedillo, Sanzoles, Vadillo de la Guareña, Vallesa, Villabuena del Puente, Villaescusa e Villamor de los Escuderos.

5.   Legame con la zona geografica

Il legame tra i ceci e la zona geografica si fonda sulla reputazione e notorietà del prodotto, che derivano dall’elevata qualità dell’ecotipo locale e dalla lunga tradizione della coltura del cece in questa zona, dove gli agricoltori locali conoscono tutto ciò che c’è da sapere sulle migliori tecniche e sulla scelta del terreno più adatto.

Le prime testimonianze scritte sulla coltura del cece nel comune di Fuentesaúco risalgono al XVI secolo. Nel 1569 furono emanate a Fuentesaúco ordinanze municipali che vietavano l’introduzione di ceci che non provenissero dalla stessa Fuentesaúco: «poiché i ceci sono un’attività e una risorsa proprie di questa città, si ordina che nessun abitante della città o dimorante altrove possa portare ceci fuori da questa città, per proprio conto o per conto altrui. Nel farlo incorrerà nella punizione della confisca, a meno che i ceci non siano necessari per la semina e che per questo il consiglio abbia concesso l’autorizzazione». Questa misura protezionistica fu ratificata dal re Felipe II il 22 novembre 1571.

Il 18 novembre 1612 il re Felipe III istituì il titolo di Conte de la Fuente de Saúco che egli stesso conferì a Pedro de Deza, il quale, consapevole della qualità inimitabile dei ceci di Fuentesaúco ne fece omaggio a Francisco de Quevedo y Villegas. Il noto scrittore ha fatto riferimento a quel dono in una lettera inviata a Sancho Sandoval il 16 gennaio 1639: «Il conte de la Fuente de Saúco mi ha appena inviato in dono i ceci delle sue proprietà, sapendo che li preferisco a ogni altra prelibatezza. Ve ne invio una certa quantità. Questi ceci sono conosciuti in tutto il mondo giacché ingrossano alla cottura e sono molto teneri, e perché non se ne trovano di eguali in nessun altro luogo. Se decidessi in base al mio stomaco, non li cambierei con altrettante perle di pari dimensioni».

La notorietà dei ceci divenne più ampia quando gli agricoltori iniziarono a portare questi legumi, insieme ad altri prodotti, alla Feria de Los Santos e al mercato istituito dal re Carlos III (1716-1788) che si teneva regolarmente ogni martedì. Risale a quel periodo anche la comparsa del detto: «el buen garbanzo y el buen ladrón de Fuentesaúco son» (Fuentesaúco ha buoni ceci e ladri scaltri). I ceci venduti in città, che erano così tanto apprezzati, provenivano senza dubbio anche da altri villaggi dei dintorni.

Nel registro catastale del Marqués de la Ensenada, compilato nel 1752, sono menzionati i ceci prodotti a Fuentesaúco, e vi si citano le quantità di semi usate, la produzione e il prezzo di vendita.

I ceci di Fuentesaúco raggiunsero una certa popolarità nell’America di lingua ispanica. In particolare a Caracas, in Venezuela, era possibile trovare in alcune botteghe di alimentari sacchi con l’indicazione «Garbanzos de Fuentesaúco». Non sorprende che questi ceci fossero conosciuti anche in Venezuela, dato il numero di abitanti della zona che emigrarono verso quel paese.

Madoz, nel suo dizionario di statistica del 1845, dice di Fuentesaúco: «qui si producono i ceci tanto famosi ovunque, sebbene i ceci prodotti in alcuni altri villaggi siano altrettanto buoni», riferendosi quindi al fatto che i ceci prodotti nell’intera zona erano divenuti famosi come «ceci di Fuentesaúco».

Un riferimento a questi ceci è presente anche nell’opera Episodios Nacionales dello scrittore Benito Pérez Galdós.

Il «Garbanzo de Fuentesaúco» ha ottenuto premi per la sua eccellenza e qualità elevata in una serie di occasioni. Si possono citare ad esempio la medaglia ricevuta a Madrid in occasione dell’Esposizione dell’agricoltura del 1857, nonché il diploma d’onore ottenuto durante la grande esposizione che si tenne a Siviglia all’inizio del XX secolo.

Altri riconoscimenti più recenti confermano ulteriormente le qualità del prodotto, ad esempio: il premio assegnato ai ceci di Fuentesaúco accompagnati al merluzzo quale miglior prodotto artigianale in scatola della regione di Castilla y León nel 2014; il premio dedicato all’agricoltura biologica della Castilla y León riconosciuto ai ceci biologici di Fuentesaúco nel 2015; il «Premio mundo rural» alla IGP «Garbanzo de Fuentesaúco» assegnato dalla Cassa rurale di Zamora nel 2016, e il riconoscimento nell’ambito del premio assegnato ai legumi prodotti nella regione di Castilla y León quale «miglior alimento» regionale, su iniziativa del quotidiano El Norte de Castilla nel 2017.

Nella letteratura del XX secolo i riferimenti al cece di Fuentesaúco sono piuttosto frequenti. Il premio Nobel per la letteratura Camilo José Cela, nel suo romanzo Judíos, Moros y Cristianos, ha scritto:

«Fuentesaúco de Fuentidueña, nella provincia di Segovia, non è quel Fuentesaúco famoso per i suoi ceci, sebbene i ceci siano coltivati anche lì. Il Fuentesaúco noto per i suoi ceci si trova nella provincia di Zamora».

Il «Garbanzo di Fuentesaúco» è rinomato in tutto il mondo ed è nominato sovente dai mezzi di comunicazione, anche quando l’argomento principale trattato non riguarda la gastronomia. Ad esempio, nella rivista Hoja del Mar del primo trimestre del 1979, pubblicata in Spagna a cura dell’Istituto di previdenza sociale della Marina, si legge:

«Vicino a Cartagena esisteva un villaggio il cui nome, fino al secolo passato, era Garbanzal [...]. La cosa curiosa è che i ceci migliori non provengono dalla Murcia bensì dalla Castiglia, e i più famosi sono i ceci di Fuentesaúco. »

Numerosi sono i riferimenti diffusi attraverso i media, quali: giornali locali e regionali, stampa specializzata (titoli come OrigenViajarEspaña GastronomicaVerema); notiziari trasmessi dalla televisione locale e nazionale e dalla radio e numerosi siti web (robinfoodtv, canal cocina, planeta en conserva, te ayudo a cocinar e altri). I ceci compaiono anche nei libri di cucina e nelle riviste di gastronomia quali ad esempio Las legumbres de Castilla y León en la gastronomía del siglo XXI e Legumbres españolas con garantía de calidad y origen reconocida por la UE, pubblicate dal governo spagnolo.

Nei circoli culinari il nome «Garbanzo de Fuentesaúco» è sempre sinonimo di qualità superiore rispetto a qualsiasi nome riferito ad altri ceci. Nel supplemento al quotidiano El País della prima settimana di febbraio del 1989 si leggeva un articolo del giornalista Carlos Delgado, dal titolo Al amor de la Lumbre, che prendeva in esame la storia del cocido (stufato tradizionale spagnolo) fornendo anche una serie di ricette, in cui l’autore scrive: «e se i ceci sono di Fuentesaúco, tanto meglio».

L’uso tradizionale dei ceci nella preparazione di un’ampia gamma di piatti è riproposto dalle ricette di rinomati chef come Antonio González del ristorante El Rincón de Antonio o come Pedro e Oscar del ristorante El Ermitaño, ed è risaputo che persino il maestro pasticciere Justo Almendrote si avvalga dei ceci per le sue creazioni di pasticceria, valorizzando al meglio la versatilità del prodotto.

Legame naturale

Le proprietà del cece di Fuentesaúco sono legate alle caratteristiche pedologiche e climatiche della zona di produzione, così come all’ecotipo che vi si coltiva.

Clima

Gli inverni sono lunghi e freddi con frequenti gelate, il che agevola un controllo naturale dei parassiti e delle malattie che colpiscono le piantine.

A maggio e giugno, durante la fase di maggior sviluppo della coltura, la temperatura massima media è di circa 26 °C e la minima media è pari a circa 11 °C.

A queste temperature le piante producono carboidrati e proteine e le trasferiscono ai semi in maniera lenta. Durante la notte, anche l’attività respiratoria delle piante è rallentata a causa del calo di temperatura. Questi fattori hanno un’influenza diretta sulle caratteristiche organolettiche dell’endosperma.

Le precipitazioni invernali sono abbondanti, consentendo l’accumulo nel suolo di riserve idriche. Nei mesi di aprile, maggio e giugno, durante i quali si produce lo sviluppo della coltura, le precipitazioni sono scarse e si situano intorno ai 45 l/m2 mensili.

A luglio, durante la maturazione del cece, si registra una pluviometria media pari a circa 17 l/m2. Lo sviluppo della coltura e la maturazione dei ceci avvengono quindi in condizioni di precipitazioni scarse, per le quali la pianta deve attingere alle riserve idriche del terreno, e questi sono fattori che incidono tutti in modo diretto sulle caratteristiche organolettiche dei ceci.

Geologia

I terreni della zona di coltivazione sono originati da depositi dell’età quaternaria formati da suoli sabbiosi profondi, con buon drenaggio e un basso tenore di materia organica, che caratterizzano primariamente l’area oggetto dello studio.

Procedendo verso est nella stessa zona, il suolo varia sensibilmente sotto l’aspetto litologico presentando materiali argillosi; a nord-est si rilevano invece suoli franchi, argillosi e limosi, mentre verso ovest compaiono sedimenti granitici.

Appare pertanto evidente, in considerazione dello studio geomorfologico eseguito, che la zona presenti caratteristiche geologiche distintive che, combinate alle condizioni climatiche, ne determinano la peculiarità rispetto alle aree circostanti.

Suoli

La zona geografica delimitata comprende vaste superfici di suolo profondo, con buon drenaggio e consistenza sabbiosa franca o franco sabbiosa, pH acido o leggermente basico, medio o basso tenore di calcio assimilabile e grado di salinità scarso o nullo. La natura di questi terreni conferisce ai ceci caratteristiche specifiche, in particolare le peculiarità riguardanti la loro buccia sottile, la grande capacità di assorbimento dell’acqua e la consistenza pastosa.

L’ecotipo Fuentesaúco

La coltivazione della varietà macrocarpum dei semi di cece Cicer arietinum L. nella zona geografica delimitata nel corso di innumerevoli generazioni di agricoltori ha dato origine all’ecotipo locale Fuentesaúco, non impegnativo ma poco produttivo, che rappresenta il più alto grado di adattamento alla zona di produzione. Questo seme rappresenta un patrimonio genetico di grande valore, contenendo il gene che garantisce la resistenza ai parassiti e alle malattie predominanti nella zona.

Fattori umani

Gli agricoltori orientano le loro pratiche di coltivazione principalmente alla produzione di ceci di qualità, lasciando l’obiettivo della produttività in secondo piano, e sono in grado, grazie all’esperienza acquisita nell’arco di moltissime generazioni, di individuare le parcelle agricole più adatte allo scopo. Evitano inoltre di mescolare partite diverse, garantendo in tal modo un prodotto uniforme largamente apprezzato dai consumatori.

Riferimento alla pubblicazione del disciplinare

(articolo 6, paragrafo 1, secondo comma, del presente regolamento)

http://www.itacyl.es/documents/20143/342640/2020_06_08+Pliego+IGP+Garbanzo+F+-Modificado-MM+.pdf/8b5167c3-16cb-959f-ae10-86c3a9c57466?t=1596450364056

 

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